Carolina Morace: "Cairo riporti il Torino velocemente in A"

Carolina Morace: "Cairo riporti il Torino velocemente in A"

22/05/2020 - 11:35


Urbano Cairo è deciso a entrare da protagonista nel calcio femminile? Il dibattito è aperto. ToroNews ha intervistato una leggenda del calcio femminile, Carolina Morace. Ecco alcune delle sue riflessioni:

"Quali difficoltà può avere il Toro per acquistare e creare una prima squadra? Partiamo da un presupposto, il calcio femminile non costa così tanto. Inoltre credo che un’Under 19 che diventa una Prima squadra avrebbe anche dei costi relativamente bassi. Tolto l’esborso che si deve fare per il campionato, bisogna valutare quanto si vuole investire in comunicazione e pubblicità. La cosa più importante è sponsorizzare la nascita della squadra e in questo penso che Cairo sappia farci".

"Più che pensare da dove partire, il Torino deve pensare ad arrivare in fretta in Serie A. Una società storica come il Toro deve puntare più in alto possibile, ha una storia troppo importante".

"Consigli a Cairo? Penso che lui sia un manager molto navigato ed esperto e non ha bisogno di un mio consiglio. Ecco una cosa che manca in questo momento sono investimenti in pubblicità legate al mondo femminile. Mi vengono in mente le categorie dei cosmetici e dei profumi. Al momento nessuna società sta pubblicizzando brand come questi e potrebbe essere una mossa intelligente".

"I modelli da seguire? La Juventus è quella che ha lavorato meglio in assoluto. Sta facendo benissimo, promuovendo diverse iniziative. Anche solo il fatto di aver fatto giocare la finale all’Allianz Stadium o di aver fatto festeggiare nello stesso pullman giocatori e giocatrici sono esempi importanti. Alcuni presidenti culturalmente ancora non sono pronti. E qui stiamo parlando solamente di un passaggio culturale, perché si deve credere nel panorama femminile. La mia generazione è stata due volte vice campione d’Europa, eravamo davvero forti. Se avessero fatto vedere alle persone le nostre partite, forse ora la situazione sarebbe diversa. All’epoca c’era una dirigenza miope e figurati che alle fasi finali europee non c’era neanche la RAI a seguirci. Noi siamo state vittime loro, perché non capivano che stavamo esprimendo un buon calcio".

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