Esclusiva TCF, "A tu per tu" con il Mental Coach Sandro Corapi

05/10/2019 - 13:35


Sandro Corapi è un uomo dall’animo gentile e profondo capace di accogliere tutti con un sorriso. Nel corso della sua carriera ha collaborato con persone di ogni genere, ma l’esperienza sicuramente più significativa nel mondo del calcio, è legata alla storica finale di Coppa Italia del 26 maggio 2013, vinta dalla SS Lazio nel derby contro l’AS Roma.

La collaborazione nelle vesti di Mental Coach al servizio di Mister Vladimir Petkovic, si è rivelata determinante ai fini della vittoria. Ha seguito così tutta la squadra con sedute di team e individuali con calciatori quali Anderson, Hernanes, Antonio Candreva, Klose, Keita, Biglia, Radu, Lulic, Marchetti, Floccari e tanti altri. Questo gli ha permesso di diventare Personal Mental Coach ufficiale di vari campioni della Serie A, ma anche consulente di molti allenatori e sportivi a livello internazionale.

Nella sua carriera ha ricevevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Global Winner, ossia il più elevato premio che esista all’interno del Gruppo Mediolanum, e il Capitolino Excellence Award’s per l’attività di coaching. Nel 2014 ha fondato la Corapi Coaching Academy, la scuola per diventare coach, e l’International Mental Coach Association con l’obiettivo chiaro di convogliare il meglio del coaching internazionale verso un’unica direzione e dare alla professione il lustro che merita. Nel gennaio del 2015 ha creato, insieme ad un pool di specialisti, il Mind Body Coaching, un format studiato per favorire l’ottimizzazione della prestazione.

Noi di Tutto Calcio Femminile lo abbiamo incontrato e gli abbiamo fatto alcune domande:

Fai il mental coach e lo fai per tanti giocatori, hai mai lavorato con giocatrici?

"Con atlete o gruppi misti in generale ho già avuto modo di lavorare, ancora non direttamente con calciatrici. È comunque un’esperienza che prima o poi proverò di sicuro, perché finalmente il calcio femminile sta iniziando ad avere lo spazio che merita e, di conseguenza, anche gli investimenti nella preparazione da parte delle atlete e delle società saranno direttamente proporzionali".

Dal tuo punto di vista, professionalmente parlando, che differenze possono esserci tra giocatori e giocatrici?

"Dal punto di vista del lavoro da fare a livello di coaching secondo me non c’è nessuna differenza. E mi riferisco ai problemi direttamente collegati alla vita di un calciatore: le regole sono le stesse, le dinamiche di gioco anche, così come la preparazione fisica o tattica. È chiaro invece che più di qualcosa cambi dal punto di vista della struttura mentale dell’eventuale “coachee” (cioè chi si rivolge a un mental coach), perché a livello celebrale le differenze tra un uomo e una donna sono estremamente marcate. Rapportarsi con l’universo femminile significa avere a che fare con una maggiore elasticità mentale, creatività, capacità di ragionamento più fluida e veloce rispetto al mondo maschile. E non si tratta di un luogo comune, ma di scienza: il corpo calloso di una donna, cioè quel fascio composto da oltre 200 milioni di fibre nervose che regolano la comunicazione tra l’emisfero destro e sinistro del cervello, è più grande del 10% rispetto a quello di un uomo e può contenere oltre il 30% di connessioni in più. Parliamo dunque di una struttura diversa, che in teoria mette la donna nelle condizioni di apprendere e recepire molto più rapidamente".

Hai seguito i FIFA Best Football? E quindi hai visto il discorso della Rapinoe? Cosa ne pensi?

"Sì, ho seguito. E devo dire che il discorso di Megan Rapinoe, che non è certo nuova a ragionamenti profondi di questo genere, mi ha colpito in modo particolare e mi ha “ispirato”, alimentando la mia curiosità nei confronti del calcio femminile. Come tanti anche io mi sono avvicinato a questa realtà con il boom mediatico che c’è stato nell’ultimo anno, tra il campionato italiano trasmesso in tv e i Mondiali in Francia su Sky. Quindi sapevo bene chi fosse Megan Rapinoe anche prima di questo discorso al FIFA Best Football. Si è confermata per quello che è, un’icona del calcio femminile e dell’intero movimento, andando ben oltre visto che parallelamente sta combattendo delle sacrosante battaglie contro ogni genere di discriminazione. Sono certo che con tutto ciò che sta facendo stia aumentando la sensibilità da parte di tutti nei confronti di questi temi importanti, conferendo allo stesso tempo la giusta dignità e il meritato rispetto umano e professionale nei confronti di tutte le atlete come lei".