Esclusiva TCF - "A tu per tu" con Alessandro Orlandi

Esclusiva TCF - "A tu per tu" con Alessandro Orlandi

21/10/2019 - 17:15


Ciao amici, oggi incuriosisco il vostro pomeriggio con un’intervista ad Alessandro Orlandi, procuratore sportivo, fondatore e direttore tecnico di Studio Assist & Partners. Con simpatia, cordialità e accuratezza si è sottoposto alle mie domande.

Leggiamo cosa mi ha riferito!

Quando è nato il vostro interesse verso il calcio femminile?

“Abbiamo deciso nel 2015 di aprire la divisione dedicata al calcio femminile, ispirandoci al modello di altri paesi europei e non, dove il movimento era già in forte crescita professionale e mediatica. Mentre da un punto di vista prettamente umano, eravamo convinti che la genuinità e la determinazione di queste ragazze meritassero la giusta tutela e spinta professionale, anche fuori dal campo”.

In che modo vi siete approcciati al calcio femminile?

“Come dicevo prima, la fonte d'ispirazione è l'Estero, mentre il modello di lavoro è quello che già da 5 anni portavamo avanti con i colleghi calciatori nel maschile; abbiamo semplicemente esportato delle modalità operative di successo, ritagliando solamente i servizi sulle esigenze specifiche delle calciatrici. Da un punto di vista di approccio, abbiamo badato alla qualità e non alla quantità; nel momento in cui abbiamo iniziato nel calcio femminile, avremmo potuto accogliere qualsiasi atleta all'interno del nostro gruppo, ma la nostra mission era (ed è) la qualità del servizio e la crescita graduale delle atlete che lavorano con noi”.  

Cosa riscontra nel confronto con le calciatrici?

“Da un punto di vista umano, sicuramente una riconoscenza ed umiltà eccezionali, mentre dal lato professionale grande determinazione e abnegazione. Sono consapevoli dei sacrifici fatti per arrivare all'attualità”.

Quali sono le principali differenze con i calciatori?

“Non volendo generalizzare, nel calcio femminile c'è ancora una purezza e una passione che nel calcio maschile non troviamo più. Il calcio femminile è ancora divertimento e non business. In battuta con alcuni colleghi spesso diciamo che quando viviamo le atlete e l'ambiente del calcio in rosa ci disintossichiamo piacevolmente dalle dinamiche dell'altro calcio”.

Cosa, secondo lei, dovrebbe fare il calcio femminile italiano per porsi allo stesso livello di quello estero?

“Il supporto mediatico oramai c'è, la passione dei tifosi è in costante crescita e gli addetti ai lavori non sono più solamente appassionati, ma anche seri professionisti; se realmente le istituzioni internazionali e nazionali daranno il loro sostegno a club ed atlete, nel giro di pochissimi anni potremmo competere in tutto e per tutto con le big mondiali. Da un punto di vista tecnico, abbiamo un ottimo livello in Nazionale e un buon livello dei campionati di A e B, ma stiamo attenti alle "piccole calciatrici in erba" perché sono in fermento, ancor di più dopo il Mondiale in Francia!”  

Quali sono le lacune che riscontra nel calcio italiano?

“Tanto di cappello a piccoli e grandi club dell'attualità ma soprattutto del passato, che con tanta volontà investono da anni risorse nel movimento. Dobbiamo solo ringraziare chi finora ci sta credendo, sostenendo la crescita delle nostre ragazze. L'unica lacuna da colmare secondo me è legata al percorso professionale delle atlete, siamo indietro di alcuni anni rispetto ai principali competitor all'estero, ma sono certo che il tempo ci darà ragione!”

Cosa secondo lei andrebbe migliorato?

“Con maggiori fondi a disposizione dei club da investire, oltre alla sperata svolta del professionismo, ci potrebbero essere implementazioni da un punto di vista di impianti e strutture dedicati completamente al calcio femminile, come avviene usualmente all'estero. Ripeto, i nostri dati visti in prospettiva sono davvero incoraggianti”.

Come si pone in questa sfida professionale intrapresa? E rispetto a chi boicotta il calcio femminile?

“Alcune aziende ed addetti ai lavori ritengono il calcio femminile come un "fuoco di paglia", ma non sono assolutamente d'accordo. E a mio sostegno cito alcuni dati oggettivi ed incontestabili: la nostra Nazionale che arriva fino ai Quarti di finale del Mondiale ed esce contro le vice-campionesse dell'Olanda, il sold out da oltre 39 mila spettatori di Juventus-Fiorentina dello Stadium il 23 marzo 2019 e i circa 25 milioni di spettatori in Italia che hanno seguito in tv il Mondiale delle Azzurre. Da un punto di vista tecnico stiamo cominciando ad essere appetibili anche oltre i confini nazionali, varie calciatrici sono state richieste dopo i Mondiali da top club europei, oltre ad Elena Linari, già nostra portacolori nel professionismo in Spagna con le campionesse dell'Atletico Madrid”.  

Quali sono i servizi che offrite alle calciatrici?

“Con le calciatrici, tanto quanto con i calciatori, il servizio non è mai standard ma personalizzato in base ad età, livello e componenti psicologiche dell'atleta. Di certo contestualizzandoli sul calcio femminile, le atlete necessitano di tutela contrattuale, apertura a nuovi mercati esteri, gestione professionale e commerciale della loro figura nei confronti di club, aziende, social, giornali e tv”.

Passando alle cose pratiche, come avviene il trasferimento di una calciatrice da un club ad un altro? Ci sono differenze con quello maschile?

“E' un mercato ormai caratterizzato dalla presenza di dirigenti preparati e professionali. Sicuramente le tempistiche sono più snelle e veloci rispetto al mercato maschile che si protrae spesso anche oltre la chiusura ufficiale dei mercati. Nel pratico, non ci sono grossissime differenze operative; è fondamentale tastare interessi ed esigenze specifiche con anticipo, per completare un trasferimento soddisfacente per tutte le parti coinvolte”. 

In relazione al vincolo sportivo, avete mai avuto difficoltà nel trasferire una calciatrice?

“E' un problema che pervade il mondo del "non professionismo" under 25 in Italia. La regolamentazione attuale è ancora questa, sino a che il nostro campionato non sarà professionistico. Senza dubbio può creare delle barriere a trasferimenti e preclusioni a potenziali interessamenti”.

A livello personale, meglio le calciatrici o i calciatori?

“Non mi va di generalizzare, ma sicuramente per quanto riguarda le nostre attuali assistite posso ritenermi estremamente fortunato ed orgoglioso. Sono tutte ragazze eccezionali, siamo fieri di lavorare insieme a loro e di sostenerle.   Nel calcio maschile, per motivi di business, spesso i valori etici ed umani vengono messi in secondo piano dai calciatori”. 

Come si vede e vede lo studio tra 5 anni? Crede che il calcio femminile si sia affermato in questo arco temporale?

"Lo dico con schiettezza, ma senza presunzione: siamo determinati per diventare i leader qualitativi di questo mercato. Vogliamo che le nostre atlete siano felici ed in crescita, che i club siano soddisfatti della nostra etica e che le aziende con cui collaboriamo possano avere un ritorno sui progetti ideati insieme. Oltre 4 anni fa, tanti addetti ai lavori del maschile erano diffidenti nei nostri confronti circa l'apertura di questa divisione, ma sono gli stessi che ora ci danno dei "visionari" e ci chiedono come poter entrare nel settore."

Il progetto di Studio Assist & Partners nel calcio femminile continuerà a svilupparsi. Grazie Alessandro e in bocca al lupo!

Claudia Krystle Di Biase