Esclusiva TCF - "A tu per tu" con Valeria Ancione

Esclusiva TCF - "A tu per tu" con Valeria Ancione

30/10/2019 - 21:05


E' una consuetudine ormai per noi di Tutto Calcio Femminile sentire addetti ai lavori che di calcio femminile se ne occupano da tempo. Oggi abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Valeria Ancione. Valeria è una giornalista del Corriere dello Sport. Siciliana, il suo accento non mente, scrive da anni di queste ragazze che hanno deciso di infilare ai piedi gli scarpini. In questa piacevole chiacchierata abbiamo trovato la forza di una donna e la passione di una giornalista che ama profondamente il suo mestiere. Valeria è inoltre l'autrice del libro 'Volevo essere Maradona'.

"E' importante per il calcio femminile raccontare chi è stata, insieme ad altre, fautrice della crescita del movimento. Il calcio femminile non è nato in Francia al Mondiale ma tanti anni fa quando grandi donne ed atlete come Patrizia si sono mobilitate per far riconoscere i propri diritti. Si sono ribellate alla discriminazione ed ad essere messe nell'angolino. Se queste ragazze sono arrivate ai Mondiali è perchè ci sono calciatrici che si sono ribellate all'appellaltivo di Belloli ,ex presidente LNd,"sono 4 lesbiche...". Mi dispiace che queste donne non vengano ricordate, Panico, Gabbiadini ecc ecc sono giocatrici eccelse. Spero che questo libro aiuti a creare una cultura femminile. Bambini e bambine mi piacerebbe avessero idoli non giocatori uomini, ma giocatrici donne." - Afferma con grinta Valeria.

In questa sua prima opera narrativa, Valeria Ancione, racconta la vita di Patrizia, una ragazzina della borgata romana che sogna di diventare un giocatore , proprio come Maradona. In questo caso la storia è quella non di una Patrizia qualsiasi, ma di Patrizia Panico, una giocatrice, ed ora Ct della Nazionale under 15 fenomenale, che ha fatto la storia del calcio giocato dalle donne.

Patrizia, oltre i suoi record, racconta, viene descitta dall'autrice come prova vivente che i sogni, anche se grandi, anche se utopici, possono realizzarsi. La tenacia, l'abnegazione e la fame di realizzare ciò che si desidera essere e quindi fare, sono stati il pane quotidiano nella vita della Panico. Non ci sono differenze di genere se ci sono competenze, questo concetto viene ribadito spesso dalla Ct. Una ragazzina con in mano un super santos, perchè era l'unico pallone che se calciato prendeva la direzione voluta, direzione che Patrizia Panico aveva chiara, fregandosene dei preconcetti delle persone, è andata contro tutto e tutti, dritta verso il suo obiettivo.

La Panico è stata insieme ad altre giocatrici certamente, l'ariete che ha sfondato il muro della diffidenza che fino al mondiale di Francia, si aveva nei confronti del calcio giocato dalle donne. Il calcio è il calcio, non c'è il calcio femminile o il calcio maschile, è solo il gioco del calcio. La Ancione ha raccontato in questo testo la potenza che il calcio può avere, la capacità di mettere d'accordo tutti, "Maradò scenni.".. si sentiva dire Patrizia quando era bambina, lei che voleva essere Maradona oggi è una donna che ha contribuito a cambiare il mondo del calcio.

Dopo averci raccontato l'esperienza di autrice, Valeria ha risposto alle curiosità che abbiamo voluto porle in merito al campionato, al mondo Roma, Lazio ed alla Nazionale.

Roma e Lazio sono due realtà importanti, qual è la tua opinione in merito a queste due squadre?

"La Roma ha investito sul serio. Hanno investito molto, Giugliano su tutte è un grande acquisto. Fa la differenza ovunque ed è un talento italiano. Aveva avuto da piccola la possibiltà di andare all'estero, all'Atletico Madrid, ma era troppo giovane e non c'è l'ha fatta. É tornata, 18 anni erano troppo pochi. É maturata molto e sta dimostrando tutto il suo valore, e forse è stato un bene che non sia espatriata. Ha una visione di gioco impressionante, una puntualità nei passaggi pazzesca, è difficile che sbagli una partita. A volte si assenta ma è straordinaria. É il valore aggiunto di questa Roma. Il centrocampo è il cuore della squadra, quindi se prendi una giocatrice come lei, vai a rafforzare di gran lunga il gioco. La Roma è stata brava nel prenderla. Il discorso per la Lazio è diverso. Anche se il presidente Lotito dice di aver investito, in realtà è stata la prima squadra insieme alla Fiorentina ad investire nel femminile, ma sono passati 4/5 anni e sono ancora in B. Tesse,allenatrice fenomenale, non è servita a fare il salto di qualità, nonostante abbia disputato un campionato strepitoso l'anno scorso. Da sola non poteva bastare. E' presto ancora per dire se potranno lottare per la promozione. Il campionato di B è difficilissimo, basta una sconfitta per veder sfumare il sogno promozione. Quindi sarà difficile per tutte, ma è ancora troppo presto per poter esprimere un parere."

Questa Serie A?

"Sono in 4 li distanti di poco, il caso vuole che il gruppo dei grossi club maschili siano in testa. Per fortuna il livello si è alzato anche grazie all'arrivo di numerose giocatrici straniere. Ciò ci rende più appetibili e quindi rende la competizione più avvincente. La tv ha fatto la differenza vedi Sky e Rai. La visibilità che le televisioni hanno dato alle giocatrici per i Mondiali e anche dopo ha fatto la differenza. I giornali hanno il dovere di cronaca, hanno il dovere nei confronti delle giocatrici e nei confronti dei lettori. Per fortuna ormai lo spazio c'è per il calcio femminile. Sono sicura che si arriverà ad amare il calcio femminile ed a smettere di paragonarlo a quello maschile. Ci si innamorerà sempre più di questo tipo di calcio".

Cosa pensi di questa crescita?

"L'Italia ha raccolto un dictat e doveva muoversi sul tema. Poteva essere un cammino più lento partendo dalle Under 12, c'è chi ha accellerato i tempi, vedi la Fiorentina, che con i Della Valle è partita direttamente dalla Serie A senza avere le squadre giovanili. La Roma, l'Inter, il Milan si sono dovuti adeguare ai club europei che sono soliti incontrare in Champions. Era assurdo che società come queste fra le più importanti non avessero le squadre femminili, al contrario delle altre top europee. Era una diminutio. Mi ha stupito molto la Juventus che ha impiegato due anni prima di avventurarsi con la squadra femminile."

Cosa pensi del gap che c'è in Champions?

"Siamo a metà percorso ed i Mondiali lo hanno dimostrato. Siamo uscite con l'Olanda ma potevamo tranquillamente proseguire il cammino. Non bisogna sentirsi sconfitti, c'è da lavorare. Aspettiamo le nuove leve, le giovani che cresceranno sulla scia delle Azzurre che si sono fatte conoscere in Francia. Avranno più esperienza, avranno più possibilità di crescere in tutti i sensi. Dobbiamo attendere qualche anno. L'Europeo ci darà delle risposte, sono due anni durante i quali si può crescere."

Cosa pensi dell' intervista ad Elena Linari?

"Quando ho letto il titolo dell'intervista che girava ho chiamato Elena- si riferisce alla Linari- e le ho detto: ma che è sta storia?- sorride mentre lo racconta- Mi ha risposto che dovevo ascoltare l'intervista per capire, che era necessario che dicesse alcune cose. Dico questo perchè quando ho intervistato Elena, abbiamo piacevolmente chiacchierato della sua comapagna in modo naturalissimo, come è normale che sia. Mi è capitato anche con altre atlete, come con una giocatrice di basket in procinto di sposarsi con la sua fidanzata. Quando dovevo pubblicare il pezzo chiesi al giornale di non caricare il fatto che si parlasse di omosessualità, perchè non volevo fare un operazione di marketing. Dobbiamo smetterla di mettere l'accento sulla diversità, sulla necessità di commentare i coming out. Elena non ha fatto coming out, ha parlato di omosessualità. Anzichè fare un plauso alla Linari forse si sarebbe dovuta cogliere l'occasione per uscire allo scoperto se vogliamo dire così. Ho sorriso quando ho sentito farle i complimenti. Credo che non ci sia nulla di anormale in quello che ha detto Elena. In Italia, non è ancora possibile essere pronti, non sono maturi i tempi. Ci sarà sempre un idea di diversità. L'operazione di Elena è sana perchè è sana Elena Linari. E' una ragazza vera, spontanea che non si nasconde ed ho apprezzato la volontà di farsi portavoce di una situazione sommersa per le donne. Ancor di più sommersa e occultata per gli uomini. Nel calcio maschile non verrà mai fuori, se lo dicesse magari uno come Cristiano Ronaldo, credo che nessuno potrebbe mai permettersi di dirgli qualcosa."

Chiudiamo la nostra chiacchierata con Valeria che speriamo di poter risentire presto. Queste sono le persone che ci fanno amare sempre di più questo sport e sempre più questo movimento.

Per Aspera ad Astra

Caterina Cerino