Esclusiva TCF - "A tu per tu" con Roberto Civitarese

11/12/2019 - 09:25


La crescita del calcio femminile lo ha incuriosito. E, strada facendo, lo ha conquistato. Roberto Civitarese, uno dei mental-coach più apprezzati in Italia, ha così deciso di aprirsi a questo nuovo mondo. Anche a livello professionale. "Ci sono molti punti in comune con il mondo maschile anche se le ragazze, per il momento, non hanno lo status di atlete professioniste. Però ho trovato interlocutrici interessate. Che capiscono l’importanza di un mental-coach per migliorare le loro prestazioni. Il calcio femminile non ha niente di superficiale. Lo stereotipo di un mondo tutto cipria e rossetto non risponde al vero".

Un passo indietro. Roberto Civitarese ha sempre amato il pallone anche se la sua esperienza da protagonista attivo si è limitata a un percorso nel mondo arbitrale ("sono arrivato fino al campionato promozione, stiamo parlando degli anni ottanta"). Poi un periodo da dirigente accompagnatore nel Piacenza di Garilli. Dove, tra l’altro, ha incrociato un giovane Nainggolan.

Al ruolo di mental-coach ci è arrivato dopo un periodo di lavoro in un istituto di credito e dopo aver seguito un corso di neuroscienza. "Dopo essere venuto a contatto con certe informazioni mi sono detto che quel “materiale” sarebbe stato una bomba applicato al calcio". Ed è iniziata una nuova storia.

"Uno dei miei primi assistiti è stato Fabio Borini. Poi, ho accompagnato Saponara dalle giovanili dell’Empoli fino al Milan".

E ora sono arrivate anche le calciatrici.

"Sono stato contattato da una ragazza che gioca in nazionale. Da capitana della sua squadra voleva capire come funzionava una certa dinamica a livello mentale. Devo dire che non sono stato sorpreso da questo "incontro". Nel 2011 ho scritto un libro dal titolo: "Gioco di testa, allenare la mente per vincere nel calcio". Un testo che poi, ho scoperto aveva incuriosito molto mamme, mogli e fidanzate di calciatori. Le donne sono più sensibili a certe tematiche".

Che mondo è il calcio donne?

"E’ eleganza. E’ femminilità. E’ la passione allo stato puro. Nelle donne comanda il gruppo, c’è la gioia di vivere insieme uno sport che si ama. Senza secondi fini, senza parlare di complotti se un arbitro sbaglia. E’ normale che sia cresciuto l’interesse da parte dei tifosi proprio perché si va allo stadio con la gioia di veder giocare a calcio".

Come è il rapporto con i genitori?

"Nel calcio maschile spesso mi confrontavo più con i papà che con i ragazzi. Tra le donne i genitori hanno un ruolo assolutamente marginale".

 Lo stato d’animo più ricorrente tra le calciatrici?

"In comune con i maschi hanno il desiderio di fare bene, di vincere la partita. Diverso il modo con cui vivono la pressione. I maschi la subiscono. A volte ne sono impauriti. Le ragazze la combattono".

Il rapporto giocatrici-allenatori?

"Nel mondo maschile il tecnico è un riferimento “variabile”. Nel senso che se la squadra va male è quasi sempre lui che paga per tutti. Nel calcio femminile è diverso. Dentro lo spogliatoio le ragazze considerano il coach soprattutto un istruttore".

Come è il rapporto con le ragazze con le quali collabora?

"E’ diverso il modo con cui pongono le domande rispetto ai ragazzi. Sono più curiose. Vanno più in profondità. E verificano quello che gli dici nel loro vivere quotidiano. Devo dire che è un rapporto dal mio punto di vista molto stimolante".

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