Napoli, Marino: "Il movimento crede poco nel calcio femminile"

Napoli, Marino: "Il movimento crede poco nel calcio femminile"

19/05/2020 - 19:35


Peppe Marino, allenatore del Napoli Femminile, ha aperto tanti spunti di riflessione nel corso di una diretta Instagram alla pagina “Fighitaka”. Il tecnico ha a lungo discusso della mancanza di visibilità del calcio femminile italiano e delle ambizioni di promozione del suo Napoli. Queste le sue dichiarazioni:

Noi abbiamo fatto questa stagione da neo-promossa con ambizioni fin da subito di promozione. Non era quindi un anno facile, mi ha dato carica lavorare con le pressioni di vincere. Abbiamo iniziato quest’anno in sordina. La squadra era nuova, abbiamo però preso il largo, vincendo i due scontri diretti. Si è bloccato tutto nel momento più bello.”

Il Napoli è già pronto per il salto in A. Già quando eravamo in C eravamo attrezzati per competere in A. Io già sette anni fa ho conquistato la promozione nel massimo campionato col Napoli, arrivando per altro in finale di Coppa Italia, poi persa col Brescia ai supplementari. Un risultato storico se si pensa che giocavamo comunque in Serie B. Prima del Napoli Femminile, lo scorso anno lavoravo in Eccellenza maschile.”

Napoli è una piazza calda anche per il femminile. Napoli vive di calcio, il femminile però è poco seguito. Pochi mi fermano per strada conoscendo il movimento. Per le ragazze, avere seguito è motivo di orgoglio, soprattutto non guadagnando economicamente una cifra importante.

La perseveranza di subire anche mortificazioni mi ha permesso di eccellere. La perseveranza di andare anche oltre le difficoltà mi ha sempre permesso di continuare il mio sogno. Un allenatore non deve mai sentirsi arrivato e consapevole di sapere tutto. Il calcio cambia e un allenatore deve adeguarsi. Poi bisogna avere tanta passione.

Penso che a differenza di 6/7 anni fa tanto è cambiato nel mondo femminile. Siamo lontani anni luce dall’Europa, ma il motivo per cui siamo lontani non è una colpa degli addetti ai lavori, ma di un movimento che crede poco in questo calcio femminile. In America ho visto, in questo periodo di quarantena, una serie televisiva che parlava di tante storie calcistiche. Fra queste storie si parlava dello sviluppo del calcio americano. Loro ci hanno messo un anno, con una federazione che ci ha profondamente creduto. Si ha avuto un grande coraggio per mostrare queste ragazze.

Il Mondiale in Francia ha dato grande visibilità. Mi auguro che ci siano altre competizioni che diano grande dimostrazioni. Se l’Italia però avesse fallito il seguito sarebbe stato diverso. Il fatto che l’Italia abbia fatto bene ha dato una grande mano al movimento.”

Allenare una squadra femminile è un po’ più difficile che dirigere una compagine maschile. La donna si ricorda tutto, molto più minuziosa e determinata dei maschi. Le ragazze però sono un po’ più schive dell’uomo, manca l’empatia forte che si crea fra uomo e uomo. Si crea comunque un feedback positivo che poi porta a lavorare bene. Sotto l’aspetto tattico le donne sono fenomenali, lavorare bene con le donne mostra subito i risultati.

Per l’anno prossimo dobbiamo continuare a portare questa squadra su. Sono del parere che un allenatore deve essere il primo tifoso della squadra che dirige. Sono comunque consapevole che un allenatore non può stare a vita in una squadra. Ad oggi cerco di portare il Napoli il più in alto possibile.