Carolina Morace: "Calcio femminile discriminato dalla FIGC"

Carolina Morace: "Calcio femminile discriminato dalla FIGC"

20/05/2020 - 14:15


La leggenda del calcio in rosa Carolina Morace ha parlato in un'intervista a Calciomercato24.com. Tanti i temi importanti trattati. Dal Consiglio Federale in programma oggi alle descriminazioni della FIGC. Ecco le sue dichiarazioni:

"Se ho tempo libero non mi dispiace, faccio le cose che mi interessano. Tra tanta lettura e il mio giardino l’ho vissuta abbastanza bene. Poi ho approfondito alcune cose del calcio ed è stato importante. Il tempo libero è stato una ricchezza".

"Il Consiglio Federale odierno? La scelta si doveva prendere anche prima. Le premesse per cui riprenda il calcio maschile le conosciamo tutti e sono un bagno di sangue. Nel femminile no. Non capisco perché accomunare i due mondi. Si parlava di professionismo e le ragazze sono dilettanti, per cui non ho proprio capito il protrarre fino ad oggi. Si è fermata la pallavolo femminile che genera molti più introiti del calcio femminile. Non riesco a capire perché la cassa integrazione per le ragazze del calcio non sia arrivata… Facciamo un po’ di chiarezza. Non è che possono essere professioniste o dilettanti quando fa comodo".

"La situazione economica del calcio femminile? Il calcio maschile vogliono farlo ripartire perché altrimenti 4 o 5 società rischiano di saltare. Ciò significa che non c’è la copertura adatta. La sostenibilità che manca nel femminile, è molto tirata anche nel maschile. Se ci sono alcune squadre che se si fermano tre mesi non riescono a continuare, non c’è sostenibilità. Anche in Serie B è uguale, forse peggio. Ci sono tante leghe professioniste nel maschile, non ce ne può essere una femminile a 12 squadre?"

"La Federazione dovrebbe seguire l’esempio tedesco e mi spiego: il Mondiale vinto dagli uomini deve avere lo stesso valore di quello vinto dalle donne. Questa è una cosa da fare a prescindere dal professionismo. E’ una vera e propria discriminazione della Federazione, non ci sono scuse. Il valore di un Mondiale, di un Europeo o di un secondo posto deve essere uguale, porterebbe anche un numero maggiore di tifosi ad appassionarsi al calcio femminile. La mia generazione è arrivata due volte in finale di un Europeo e nonostante questo il nostro calcio non si è sviluppato perché i dirigenti di allora erano miopi, avevano il prosciutto sugli occhi. Avevamo tante giocatrici importanti, si giocava benissimo: se solo ci avessero creduto loro, avrebbero venduto il prodotto come tutti gli altri Paesi. Probabilmente non ne capivano tantissimo di calcio".

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