Katia Serra: "Io calciatrice, l'AIC, il professionismo e le Azzurre"

Katia Serra: "Io calciatrice, l'AIC, il professionismo e le Azzurre"

29/06/2020 - 12:40


Katia Serra, responsabile del settore femminile dell'AIC, ha rilasciato una lunga intervista a Calcio Femminile Italiano. Ecco alcune delle sue riflessioni.

"Differenze tra il calcio attuale e quello che ho vissuto io? Quando ero in Italia mi chiedevano cosa facevo nella vita e io rispondevo "lavoro nello sport, gioco in Serie A e in Nazionale", mentre in Spagna potevo dire "sono una calciatrice". Questa è una differenza importante perché nelle mie esperienze italiane eravamo ancora arretrati, c’era disorganizzazione e discontinuità di presenze di club, invece quando sono andata a giocare nel club professionistico spagnolo del Levante potevo fare la calciatrice a tempo pieno e arricchirmi ulteriormente. Al mio tempo non avevamo quelle tutele che hanno le calciatrici oggi, eravamo in poche a praticare il calcio ma possedevamo una squadra molto importante. Il fatto è che mancava un’organizzazione federale che sostenesse questo sport ed essere competitive con le altre nazionali che invece avevano già sviluppato il movimento".

"Quando sono diventata referente del calcio femminile dell’AIC nel 2004 inizialmente ero invisibile perché non considerata per quello che rappresentavo. Poi con l’arrivo di Damiano Tommasi nel 2011 il mio ruolo di responsabile è diventato sempre più impegnativo e così siamo arrivati a creare una squadra che si occupa di settore femminile dell’associazione, ottenendo nel corso degli anni conquiste importanti, come l’introduzione di accordi economici pluriennali, l’istituzione di un fondo in caso di fallimento societario in modo che le ragazze non perdano il loro rimborso, tutela parziale delle atlete in caso di maternità, l’assicurazione personalizzata e diretta alle calciatrici in caso di infortunio, da tre anni le calciatrici di Serie A, una per ogni squadra, hanno il diritto a votare il presidente dell’AIC, e dal 2015 abbiamo istituito il Settore Calcio Femminile dell’AIC, di cui io ne sono responsabile".

"Il via al professionismo nel 2022? Penso che sia un risultato importante: adesso ci sono due anni per strutturarlo e per renderlo sostenibile e praticabile. Non sarà semplice, ma necessario perché diventare professionisti serve anche a far sviluppare un intero sistema, e quindi tutti trarranno vantaggi da questa scelta. Per il momento c’è una volontà e settimana dopo settimana si comporrà di contenuti che verranno intensificati nei prossimi ventiquattro mesi".

"Se la Nazionale risentirà di questa lunga pausa? Sarà inevitabile, perché le prime partite, ovvero quelle tra i club, saranno difficili sia dal punto di vista atletico che psicologico, visto che si sentirà la lunga inattività, ma giocare delle partite di campionato saranno di grande aiuto alla Nazionale. Negli anni precedenti si affrontavano le partite di settembre senza una gara ufficiale. Quest’anno si vede qualcosa di inedito, poiché le giocatrici hanno affrontato un buon periodo di inattività: quindi bene che la Nazionale arrivi ai prossimi impegni con nelle gambe tre-quattro partite di campionato".