Betty Vignotto: "L'Italia saprà farsi valere all'Europeo"

15/10/2020 - 20:30


È stata una delle leggende del calcio femminile italiano. Betty Vignotto è stata intervistata da Giovanni di Salvo per "Gli eroi del calcio". Ecco la sua presentazione e alcune delle dichiarazioni dell'ex attaccante:

<Betty Vignotto ha vinto cinque scudetti, due Coppe Italia oltre ad innumerevoli premi personali come vincitrice della classifica marcatrici della serie A e come miglior calciatrice. In maglia azzurra è stata una delle colonne portanti dal 1970 al 1989 ed ha vinto due Mundialiti, il Torneo Internazionale d’Abruzzo e la Coppa Seiyu solo per citare i trofei più importanti. Meriti sportivi di indubbio valore che le sono valse, nel 2017, l’inserimento del suo nome nella Hall of Fame del calcio italiano, e che la sua maglia azzurra numero 9 venisse esposta al Museo del Calcio di Coverciano>.

"Lo scudetto più bello? Direi quello vinto con il Gamma 3 Padova perché il pubblico che ci ha accompagnato in quei quattro meravigliosi anni al mitico stadio “Appiani” era veramente numeroso e caloroso. Infatti avevamo sempre due-tre mila persone a sostenerci dagli spalti".

"La prima Coppa Italia col Gamma 3? Andiamo avanti 2-0 con una rete mia e di Gualdi ma le laziali ci rimontano. Il risultato di parità non cambia ai supplementari e così si va ai rigori. A quel tempo il regolamento permetteva che una giocatrice potesse calciarne più di uno. Io ero l’unica rigorista designata, così mi presento sul dischetto per cinque volte. Faccio quattro centri ed un errore ed alziamo al cielo la Coppa Italia".

"La mia migliore stagione? Sarebbe facile la risposta, l’anno 1972 col record dei 56 gol in una stagione. Però ricordo anche il 1980 al Gorgonzola, il Presidente Bolis mi volle a tutti i costi e venne in ospedale a convincermi d’andare da lui anche se ancora non sapevo se sarei riuscita a ritornare a giocare, perché con un’operazione di menisco e legamento crociato in quegli anni voleva dire smettere col pallone. Con tenacia riuscii a tornare ed a vincere la classifica cannonieri".

"Mi esprimevo al meglio con un’altra attaccante al mio fianco perché mi è sempre piaciuto avere una spalla con cui dialogare. Nella mia carriera ho giocato con grandi punte sia straniere che italiane. Nell’ultimo anno della mia carriera alla Reggiana avevo Carolina Morace, che già da qualche anno era mia compagna di reparto in Nazionale. Io e Carolina ci siamo sempre rispettate sia fuori che dentro il campo, non c’è mai stata invidia, abbiamo dieci anni di differenza e non potevo che sperare in una erede migliore anche di me! In Nazionale ma anche in club l’intesa è sempre stata perfetta bastava guardarci e capivamo come muoverci in campo".

"Indossare la maglia azzurra è sempre stata un’emozione stupenda. Ogni volta aspettavo con ansia le convocazioni: non mi sono mai sentita sicura del posto! Quindi ogni convocazione è rimasta un ricordo indelebile! La delusione quella di non aver mai vinto un Europeo pur avendo partecipato a diverse edizioni".

"Seppure in ritardo per fortuna è partita l’organizzazione che auspicavo ai miei tempi, cioè poter far parte di un club maschile!!! In tre anni si sono visti passi e miglioramenti da gigante! Siamo ancora indietro rispetto a tante Nazioni però siamo sulla buona strada, sempre più club maschili cominciano ad investire nel femminile anche nei dilettanti, che sono sempre la base della piramide, in cima alla quale abbiamo ora una Nazionale che si sa far valere come dimostrato nell’ultimo mondiale in Francia e sono sicura saprà farsi valere anche nell’imminente Europeo".