Vicepres. LND Lombardia: "Nuovo DPCM? Il problema grande è la quarantena"

17/10/2020 - 16:30


Paola Rasori, vicepresidente della LND Lombardia, ha parlato sulle colonne di Calcio Femminile Italiano, raccontando quanto il Covid stia influendo sulla crescita del movimento in rosa lombardo, non mancando per altro di fare anche un riferimento al nuovo DPCM. Queste le sue parole:

E’ noto che dal 22 febbraio scorso abbiamo dovuto stoppare totalmente le nostre attività. La LND deve adattarsi alle normative imposte da Governo e FIGC. Nonostante il periodo però quasi tutte le società sono riuscite a ripartire senza grossi problemi. Prescrizioni e restrizioni sono identiche per uomini e donne, ognuna di loro va osservata da ambo i lati.”

Abbiamo purtroppo registrato alcuni casi di positività nelle nostre tesserate ma la preoccupazione maggiore è la gestione del periodo di quarantena decretato dalle autorità sanitarie. Si parla di dilettanti, perciò il giorno dopo le partite gli atleti vanno a lavorare o a studiare. Non vivono nella stessa bolla di protezione che hanno i professionisti. Si tratta per lo più di ragazze che studiano e hanno una vita secondaria al di fuori del lato calcistico. Un altro blocco totale provocherebbe nuovamente un’ondata di caos nelle loro vite private.

Il movimento in rosa ha sempre prosperato molto in Lombardia. Siamo la prima regione italiana per titoli vinti dal settore femminile. Abbiamo una categoria che conta oltre tremila tesserate e ci fa piacere annunciare anche che i nostri settori giovanili sono in costante crescita.”

Il nuovo DPCM? Il problema più grosso, lo ribadisco, è il periodo di quarantena. Manca omogeneità tra casi singoli e di squadra. Spesso, nonostante ci sia solo un caso segnalato, si arriva addirittura a fermare tutto il gruppo più quello avversario con cui si è giocata l’ultima gara prima della positività. Questo blocca le attività. Ritengo che debba esserci più uguaglianza rispettando ovviamente le norme. Un’altra cosa che vorremmo proporre è una riapertura più ampia delle tribune negli stadi. Il precedente decreto ci consentiva di arrivare al 25%, con quello attuale la percentuale si abbassa al 15%. Noi vorremmo dare almeno la possibilità ai genitori di poter assistere alle gare delle proprie figlie in totale sicurezza senza costringerli a restare fuori ad aspettare o a guardare da situazioni ancora meno opportune e sicure.”