Esclusiva TCF - "A tu per tu" con l'Avv. Nadia Mungari

06/04/2021 - 20:00


Ciao ragazzi, oggi vi propongo una lettura un po' giuridica. Niente di pesante, ovviamente, in questo periodo soprattutto, lungi da me ammorbarvi troppo. La giuridicita' è legata alla nostra protagonista, l'avvocato Nadia Mungari, titolare di uno studio legale che ci coinvolgerà raccontandoci qualcosa di sé, della passione e specializzazione sportiva. Poi la vicenda calciopoli e qualche Decreto Legislativo che, sono sicura, non vi dispiacerà incontrare tra una risposta e l'altra. Buona lettura!

Fenice Law and Consulting: La fenice è da sempre una meravigliosa creatura mitologica che continuamente risorge dalle proprie ceneri. Vi siete affidati a lei per orientare la vostra visione di agenzia?

"Noi siamo uno studio legale. La risposta alla sua domanda è si. Ci piacciono le sfide, quelle battaglie che sembrano già perse, ma che vogliamo indirizzare per un esito diverso. Io stessa ho una storia personale che ripercorre la metafora della figura mitologica della Fenice. Sono nata a Crotone, una città che nel 1993, quando avevo solo 7 anni, ha dovuto affrontare una grande crisi economica, per la chiusura delle industrie presenti sul territorio. Migliaia di famiglie, come la mia, si sono trovate all’improvviso senza un futuro, in una regione come la Calabria che già di suo non offriva molte possibilità lavorative. In tenera età ho quindi dovuto affrontare un trasferimento a Milano, dove, dopo tanta sofferenza e fatica, sono riuscita a crearmi quel “futuro” che non era affatto scontato, anzi, sembrava impossibile nel 1993. Non nascondo che per “caricarmi” nel mio percorso, mi sono ispirata molto ai miei miti dello sport, come Pietro Mennea o Pino Maddaloni. Poi, sono un’appassionata di calcio, allora ho sempre pensato che se la società Hellas Verona era riuscita a vincere lo scudetto contro Maradona e Platini e la Steaua Bucarest aveva vinto la Champion’s League contro le grandi d’Europa, allora, ce la potevo fare anche io!"

Da cosa nasce l’interesse per il mondo sportivo da sempre considerato di nicchia, come specializzazione personale oltre che come ramo legale?

"Io amo lo sport, perché lo considero una metafora della vita. Una gara sportiva è una battaglia da affrontare, dove l’obiettivo è vincere e, personalmente, ho sempre improntato la mia vita in questa direzione. Dal punto di vista lavorativo, un momento cruciale per questa scelta è stata certamente la riforma adoperata al D. Lgs. 231/2001 dalla L. 39/2019, che ha introdotto l’art. 25 quaterdecies nel D. Lgs. 231/2001. Io sono infatti un avvocato penalista e mi occupo di prevenire i reati all’interno delle aziende, proprio ai sensi del D. Lgs. 231/2001, normativa che prevede, in caso di commissione di uno dei reati da esso indicati (che sono quelli che tipicamente possono essere commessi all’interno delle aziende) il rischio per una società di essere sottoposta a processo penale, all’esito del quale può essere gravemente penalizzata con sanzioni pecuniarie ingenti e sanzioni interdittive, che possono portare al fallimento della stessa società. L’art 25 quaterdecies D. Lgs. 231/2001 introduce tra i reati “231” anche la frode sportiva e l’illecito di scommesse clandestine, rendendo indispensabile per le squadre sportive l’adozione del modello 231, peraltro ormai reso pressocché obbligatorio da molte federazioni. La mia scelta, quindi, per rispondere alla sua domanda, consegue all’opportunità di mettere a disposizione la mia specializzazione dell’ambito che più amo: lo sport e soprattutto il calcio".

L’interesse dello sport non può prescindere dall’interesse per calciopoli. Può raccontarmi questa esperienza dal suo punto di vista?

"Esordisco dicendo che la vicenda di calciopoli, da amante del calcio, mi ha fatto molto soffrire. Da giurista e, in particolare, da avvocato penalista, oggi, visto che all’epoca avevo 20 anni, posso dire che se calciopoli fosse “scoppiata” adesso, le cose sarebbero andate in maniera molto diversa. Nel 2006, infatti, ci furono un procedimento penale, per il reato di frode sportiva, e non solo, ed un procedimento presso gli organi della giustizia sportiva. Quello della giustizia sportiva fu molto più veloce, perché sommario, e si concluse prima dell’inizio della nuova stagione, con verdetti che andarono a stravolgere la classifica finale della serie A. La giustizia penale, che non ebbe lo stesso interesse da parte dei mezzi di informazione, presentò esiti non proprio “combacianti” con quelli della giustizia sportiva, ma questi esiti giunsero tanti anni dopo. Diciamo che con il nuovo codice di giustizia sportiva queste cose non dovrebbero più succedere, dal momento che, in un caso come quello di calciopoli, la giustizia sportiva dovrebbe attendere il resoconto delle indagini compiute dalle giustizia penale. Inoltre, proprio l’adozione del modello 231 da parte delle squadre di calcio, strumento preventivo previsto dagli articoli 6 e 7 del D. Lgs. 231/2001 e mia principale attività consulenziale, dovrebbe diminuire la possibilità di una nuova calciopoli e, ove, comunque, avvenissero illeciti simili, il fatto di avere il predetto modello 231 eviterebbe a molte società le sanzioni che vedemmo nel 2006".

Quanto ha inciso il D. Lgs. 231/2001? Potrebbe parlarci di questo decreto?

"Nel 2006 incise in positivo sulla Juventus, che grazie all’immediato ottemperamento al D. Lgs. 231/2001 potè fruire di uno sconto sulle sanzioni che derivavano da calciopoli. Il decreto in parola, come ho già detto, prevede la possibilità per una società, comprese quelle sportive, di essere sottoposta a processo penale, qualora vengano commessi i reati da esso richiamati, tra cui spiccano la corruzione, i reati ambientali, quelli in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e tanti altri. Al tempo stesso l’adozione del modello 231, ovvero una sorta di regolamento aziendale che, valutati i rischi di commissione di alcuni reati, prevede specifici presidi funzionali a prevenirne la commissione, può evitare sanzioni che potrebbero portare la società al fallimento. Per spiegarle meglio questa normativa voglio ritornare sul caso di calciopoli. Se il reato di frode sportiva fosse stato inserito tra quelli previsti dal D. Lgs. 231/2001 prima del 2006, alle squadre coinvolte nell’inchiesta sarebbe stata contestata la responsabilità ai sensi del D. Lgs. 231/2001. Se fossero state in vigore le N.O.I.F. attualmente applicabili, ovvero le norme organizzative interne della F.I.G.C., diciamo che qualcuno non sarebbe finito in Serie B ma in Serie D, visto che una responsabilità ai sensi del D. Lgs. 231/2001 avrebbe potuto comportare la sanzione interdittiva dell’interruzione dell’attività principale delle società coinvolte, ovvero la partecipazione al campionato di propria competenza. La mancanza di possibilità di iscriversi al campionato, secondo le N.O.I.F., avrebbe determinato che le squadre condannate dovesse ripartire dalla serie D. In futuro, il D. Lgs. 231/2001, proprio alla luce di quanto le ho detto, dovrà imprescindibilmente essere adottato da tutte le nostre squadre sportive, onde evitare che vengano “travolte” da eventuali scandali, con conseguenze ben peggiori di quelle che abbiamo visto fino ad ora".

C’è una squadra di calcio che in qualche modo ha avuto un incontro ravvicinato con il D. Lgs. 231/2001?

"Si certo, a più livelli. Certamente il caso più famoso, anche per importanza della società, fu quello della Roma che, poco dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. 231/2001 si vide contestare il reato di falso in bilancio e la conseguente responsabilità, ai sensi dell’art. 25 ter D. Lgs. 231/2001, per alcune plusvalenze dubbie. La Roma, dopo tre gradi di giudizio, è riuscita ad ottenere un’assoluzione, avendo adottato un adeguato modello 231 al proprio interno ed essendo stato dimostrato che la società non aveva ottenuto vantaggi dalle operazioni contabili contestate".

Infine, il suo rapporto con lo sport e il calcio.

"Beh, sicuramente è un rapporto indissolubile. Quando ero più giovane ho praticato a livello agonistico il karate, in cui devo dire che ero abbastanza bravina, soprattutto nel kumite, che è un combattimento a punti dove avevo la meglio anche su molti miei colleghi maschietti. La mia più grande passione però resta il calcio, che è entrato nella mia vita quando avevo quattro anni e rimasi “fulminata” dagli occhi spirati di Schillaci nelle notti magiche di Italia 90. I suoi goal mi fecero diventare juventina, poi la Champion’s league del 1996 consolidò la mia fede, insieme alla passione per la classe di Zinedine Zidane. In realtà però, fino a quando non sono stata costretta a trasferirmi a Milano, all’età di quattordici anni, le mie domeniche non potevano prescindere da una sola attività: andare allo stadio Ezio Scida a vedere giocare il Crotone Calcio, la squadra della mia città. Quando mio padre mi portò la prima volta allo stadio la nostra squadra giocava in eccellenza. Poi, nella metà degli anni 90 iniziò una fantastica risalita che nel 2000 ci portò alla serie B. Quell’anno un’intera città pianse. Era rimasta senza niente, privata della sua dignità, con molti suoi cittadini che avrebbero dovuto abbandonarla, come la sottoscritta, ma aveva combattuto ed era riuscita a fare qualcosa di straordinario. Si figuri poi quanto ho pianto quando il Crotone è salito in Serie A nel 2016! Prima le ho detto che per me lo sport è una metafora di vita e che le mie fonti di ispirazione sono Pietro Mennea e Pino Maddaloni. In realtà, la mia più grande fonte di ispirazione è proprio la squadra della mia città, che ci ha permesso di vivere un sogno!"

In bocca a lupo da TCF!

Claudia Krystle Di Biase -TCF