Esclusiva TCF - "A tu per tu" con l'Avv. Lucia Bianco

26/06/2020 - 16:45


La notizia dello stop del campionato di calcio femminile è di alcune settimane fa, tuttavia, le conseguenze e i postumi di amarezza non possono non avvertirsi ancora. Proprio per questo motivo, mi piace intervistare e sentire voci autorevoli in merito per continui entusiasmanti confronti.

Questa volta la mia penna e la mia attenzione sono ricadute sull'Avv. Lucia Bianco, co-founder dello studio legale VM Law & Sport, uno studio dedicato alle persone, specializzato in diritto dello sport, diritto commerciale e societario e della crisi di impresa, diritto civile, assicurativo e di famiglia. Oggi coordinatrice Aias (Associazione Italiana Avvocati dello Sport) Regione Puglia, l’Avv. Bianco ha svolto, tra le tante, anche attività di consulente legale interno e di segretario del Collegio Arbitrale nel mondo del Calcio presso la Lega Professionisti Serie C (oggi Lega Italiana Calcio Professionistico) e 
di consulente legale di diritto sportivo della AS Roma SpA, maturando una competenza anche a livello internazionale.

Il ruolo, altresì, di Giudice Sportivo della Federazione Italiana FIKBMS e la nomina di Procuratore per la Federazione Italiana Twirling, rendono il suo curriculum ricco di esperienza, di vita e di una umiltà e spontaneità tale da non esitare un attimo a lasciarsi andare dinanzi ai nostri microfoni e alle nostre richieste. Ecco, di seguito, cosa ci ha raccontato. Buona lettura!

Buongiorno Avv. Bianco, da qualche giorno è giunta l'ufficialità: «La Serie A femminile non ripartirà». La sua opinione in merito.

"Buongiorno, il Consiglio Federale lo scorso 8 giugno ha stabilito le modalità di ripresa dei campionati professionistici e contestualmente ha decretato la conclusione dei campionati dilettantistici e anche il campionato di serie A femminile, stabilendo per quest’ultimo, l’applicazione dei criteri correttivi validi per i campionati professionistici, al fine di definire la graduatoria finale. Sicuramente questa decisione è in linea con il contesto normativo attualmente vigente, non avendo le calciatrici lo status di professionista. In questa situazione di emergenza sanitaria, la prosecuzione dei campionati richiede uno sforzo importante per l’attuazione del protocollo ed è comprensibile che le realtà dilettantistiche difficilmente avrebbero potuto farne fronte".

Considera questa decisione un'occasione persa? E se condivide, perché? E su quali fronti, secondo lei, si sarebbe potuto fare di più, in un mondo, quello femminile, costellato dai «chissà» a partire dal discorso sul mancato professionismo?

"Non completamente, bisogna comunque fare un distinguo tra il differente status dettato dalla norma disciplinante il professionismo e quella che è la situazione di fatto. La Serie A femminile è composta da club importanti - ricordiamo che dalla stagione sportiva 2017/18, ai fini dell’ottenimento delle Licenze Nazionali, la serie A è obbligata ad avere il proprio settore femminile - e le rose da atlete provenienti da tutto il mondo, le quali magari per venire a giocare in Italia hanno cambiato il loro status da professioniste a dilettanti, pertanto, specificatamente alla massima serie femminile, magari uno sforzo maggiore poteva essere fatto al fine di garantire competitività e appeal nel panorama calcistico internazionale".

Con questa sospensione, considera svanito quel processo di crescita che si è avuto subito dopo i Mondiali del 2019?

"Non credo che la sospensione possa comportare un arresto o un rallentamento al processo di crescita che il nostro movimento femminile sta avendo da qualche anno, con una decisa accelerazione dopo l’ottima prestazione agli scorsi campionati mondiali, non dimentichiamo che la decisione dello stop ai campionati è avvenuto in un momento straordinario di emergenza sanitaria. Inoltre la Figc, attraverso il suo Settore Giovanile e Scolastico, da tempo ha attuato diversi progetti per una maggior crescita del movimento giovanile femminile. Infine, resta di primaria importanza per una piena affermazione del movimento e sostanziale parità con il movimento maschile, l’auspicata riforma che si potrà avere con l’emanazione dei decreti attuativi della legge delega 86/19, attraverso i quali si potrebbe riformulare e regolamentare la figura del lavoratore sportivo con beneficio anche per le calciatrici".

Facciamo un gioco: lei nei panni di una calciatrice. Quali sarebbero le sue dichiarazioni?

"Rispondo facendo mie le esternazioni delle calciatrici nella lettera aperta dello scorso 8 giugno. Oltre l’esternazione comprensibile di amarezza per essere lontane dai campi di calcio con la conseguente voglia di tornare a giocare, di riprendere quanto prima le competizioni, ciò che merita di essere sottolineato, qualora non fosse stato sufficientemente fatto, è la considerazione che questo periodo ha reso ancor più nitida la necessità di riformare il movimento femminile, riconoscendogli la dimensione che merita “per elevarci come calciatrici, assieme ai nostri club e alla nostra Federazione”. In conclusione, è giunto il momento di garantire le giuste tutele a tutte le calciatrici, uno status da professioniste e condizioni reali di professionismo".

Noi di TCF, lo studio legale VM Law & Sport e l’Avv. Lucia Bianco, rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi curiosità. Intanto grazie Lucia, grazie perchè il tuo amore innato per la disciplina sportiva connaturato a una grande professionalità rendono lo sport l’esperanto delle razze.

Alla prossima, Claudia Krystle Di Biase